versione 2.0
Venerdì 26.02.2010
L’inferno, raccontato e denunciato in un film, autoprodotto dagli abitanti dell’area più inquinata d’Italia, nel cuore della pianura padana, tra discariche, inceneritore, cave, colate di cemento dell’alta velocità ferroviaria, centrali termoelettriche e la centrale nucleare di Trino. L’inferno è la Valledora, area un tempo verde, in provincia di Vercelli. Dove un giovane documentarista, Matteo Bellizzi, ha ambientato il film “Valledora, la terra del rifiuto”: uno sconvolgente atto d’accusa, che testimonia lo scempio del territorio e le torture (ambientali) inflitte agli abitanti, molti dei quali sono ormai in fuga, in cerca di scampo, lontano dai veleni che ammorbano terra, aria e acqua.
Il film è stato commissionato e prodotto dagli abitanti della Valledora, poco più di 300 chilometri quadrati tra le province di Vercelli e Biella, incastrata tra il deposito di scorie nucleari di Trino, le due centrali termoelettriche di Livorno Ferraris e l'inceneritore di Vercelli; soffocata dal cemento di ponti e piloni dell'alta velocità della Torino-Milano; martoriata da cave e discariche, di cui non si conosce il numero. Solo ad Alice Castello sono stoccati 2 milioni e 500 mila metri cubi di rifiuti, mentre delle potenziali nuove discariche (le cave disseminate tra Cavaglià, Santhià, Tronzano e gran parte della Valledora) si è perso il conto. Da anni gli abitanti della zona e le associazioni ambientaliste, riuniti nel "Movimento Valledora" e Donne di Santhià, tentano di forzare un muro di indifferenza e silenzio.